L’EREMO DI MOTRANO
“Ci sono notti in cui tutto parla chiaramente: la luna, il bosco, gli uccelli. E l’eremita, prendendo appunti, scrive dentro la sua anima il libro più bello del mondo.”
(Fabrizio Caramagna)

“Ci sono notti in cui tutto parla chiaramente: la luna, il bosco, gli uccelli. E l’eremita, prendendo appunti, scrive dentro la sua anima il libro più bello del mondo.”
(Fabrizio Caramagna)

Il lago dell’Accesa sorge nell’estremità meridionale del comune di Massa Marittima. Le origini del lago sono tuttora incerte, ma studi recenti lo classificano come una voragine creata dallo sprofondamento del terreno a causa della presenza di una sorgente sotterranea.
Dal bacino d’acqua dolce prende origine il fiume Bruna, che si getta nel mar Tirreno dopo aver percorso pochi chilometri. Il lago è caratterizzato da una profondità media di 20/30 metri e presenta circondato da canneti e cespugli che si sviluppano vicino alle sue sponde.
L’area dell’Accesa si estende per 14 ettari. Il Lago è circondato da un fitto bosco di lecci e querce ed è situato al centro di un’area particolarmente interessante, sia dal punto di vista naturalistico che archeologico. Il lago dell’Accesa attrae ogni anno visitatori da tutta Europa, richiamati dal suo fascino e dalle fresche sue acque durante i caldi pomeriggi estivi.

“Quando la terra
è giovane e fresca,
quando la testa
è piena di festa,
quando la terra
splende contenta,
quando di erba
odora il vento,
quando di menta
profuma la sera,
è primavera.” (Roberto Piumini)

Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima.
(Jacques Cousteau)

Natura è tutto ciò che noi vediamo: il colle, il pomeriggio, lo scoiattolo, l’eclissi, il calabrone. O meglio, la natura è il paradiso. Natura è tutto ciò che noi udiamo: il passero, il mare, il tuono, il grillo. O meglio, la natura è armonia. Natura è tutto quello che sappiamo senza avere la capacità di dirlo, tanto impotente è la nostra sapienza a confronto della sua semplicità.
(Emily Dickinson)

Saturnia e le sue sorgenti termali hanno, da sempre, evocato leggende e miti sulle loro origini. Una delle leggende meno conosciute narra di un bambino che, abbandonato dai suoi genitori, fu adottato da una coppia che non aveva figli. A questo bambino fu dato il nome di Meschino, per via delle misere condizioni in cui lo avevano trovato. Egli divenne un valido guerriero, tanto che fu nominato Guerrier Meschino. Durante una battaglia presso Saturnia, avvennero cose veramente strane: più uomini feriva, e più gli tornavano davanti. Questi infatti si immergevano nelle acque di una sorgente fatata, e tornavano su come non avessero mai avuto niente. Saputo dell’incantesimo, Meschino si diresse verso queste acque e pronunciò le parole: «Acque, venite fuori e combattete con me!». La sorgente dalla paura si prosciugò, e le acque sgorgarono giù nel piano.

“È stupefacente quanto sia importante per tutti noi il primo incontro con la storia, capace com’è di farcene innamorare o farcela odiare per sempre, e quanto poco sia studiato, quanto poco gli stessi storici se ne siano occupati, lasciando inesplorato un tema così importante: i modi in cui gli adulti selezionano e propongono ai bambini una narrazione del passato, in altre parole le caratteristiche della cultura storica che una generazione trasmette a quella successiva. Raccontare il passato ai bambini è un’operazione di importanza fondamentale per le sue innumerevoli implicazioni ideologiche e politiche, tra cui la trasmissione della conoscenza storica, la costruzione di una memoria collettiva, la definizione di identità locali, nazionali o sovranazionali, la formazione di un senso di sé come individui, la stessa concezione della storia che, spesso implicitamente, ne sta alla base.” (Tasca)
Una giornata da passare con la famiglia tra natura e storia, laboratori pratici e tanto divertimento.

Il bosco è un piccolo mondo in cui possiamo tornare a contatto con la natura, lontani dallo stress e dalle preoccupazioni della vita quotidiana.
Un luogo magico, che non per niente è spesso e volentieri l’ambientazione di tante fiabe e favole che ascoltavamo da bambini.
Il “bagno di foresta” è la traduzione del termine inventato in Giappone intorno al 1980 (shinrin-yoku) e consiste semplicemente nell’andare in un bosco, lontano dalla città e passarci del tempo cercando di sperimentare il contatto con la natura attivando tutti e cinque i nostri sensi.
La differenza con un’escursione è che l’obiettivo non è una camminata per andare in un luogo, ma soltanto immergersi nel mondo dei grandi alberi.
Qualunque sia la stagione, dopo qualche ora passata a calpestare i sentieri del bosco grandi e piccini potranno trarre da questa pratica un grande beneficio, percepibile immediatamente. Che stare immersi nella natura faccia bene è qualcosa di scontato ma ci sono numerosi studi scientifici che dimostrano i molteplici effetti positivi sulla nostra salute (mentale e fisica).
Prendersi del tempo per ammirare gli alberi, sentire profumi diversi da quelli del nostro quotidiano, sentir “vivere” il bosco, sentire una corteccia sotto le proprie dita o il muschio sotto i piedi nudi. Sono tante le sensazioni che i nostri sensi ci permettono di scoprire.

Dante Alighieri, libro sesto delle Rime:
“…versan le vene le fummifere acque
per li vapor che la terra ha nel ventre,
che d’abisso li tira suso in alto”
Così scriveva Dante Alighieri nel libro sesto delle Rime, riferendosi con buona probabilità alle colline del vapore, nel territorio di Monterotondo Marittimo.
Protagonista di tutta quest’area è il Parco delle Biancane: qui si possono osservare da vicino un Lagone naturale in piena attività e la Sorgente di Chiorba, dove l’acqua, proveniente dalle profondità della terra, sgorga ad altissima temperatura. Nella parte superiore del Parco ci sono Le Biancane, dove si assiste a fenomeni stupefacenti come le fumarole, i geyser, le mofete e i soffioni boraciferi.
Questa zona è stata vissuta e apprezzata già dai tempi degli antichi Etruschi. Molti studi infatti hanno confermato la presenza di questo popolo e il fatto che sapessero lavorare rame e metalli. I reperti delle tombe rinvenute stanno a confermare tutto ciò: allumiere, solfatare e bagni di Monterotondo erano ben note alla civiltà etrusca.

Si deve al Granduca Cosimo I l’iniziativa della costituzione nel 1561 di un corpo scelto di cavalleggeri armati “alla leggiera”, che costituisse una sorta di pronto intervento, veloce negli spostamenti a terra tra i vari punti di stanza delle diverse guarnigioni. Condizione fondamentale per tale velocità era la strada dei Cavalleggeri, realizzata per collegare le torri di avvistamento che lo stesso Cosimo aveva fatto costruire lungo la costa da Livorno e Campiglia, in alcuni tratti probabilmente riprendeva una più antica strada di origine romana. I soldati a cavallo che la transitavano, avevano il compito di pattugliare il litorale per impedire sbarchi di pirati barbareschi, merci e persone clandestine, rientravano, infatti, nei compiti dei soldati: la vigilanza sanitaria e doganale. Nel 1776 la strada venne elevata a “regia” e nel 1788 fu istituito un servizio regolare tra Livorno e Portoferraio con l’impiego dei Cavalleggeri; anche per queste ragioni, alcuni ponti di legno e passaggi a guado furono sostituiti con ponti in muratura. Questi ponti, rappresentati sul plantario allegato all’Estimo del 1795, in parte si conservano ancora, in parte sono crollati. (Da: “I segni storici del paesaggio rurale” di Roberto Branchetti)