TRAMONTO SUL MONTE CALVI

Il Monte Calvi è la seconda Vetta più alta della provincia di Livorno, dopo il Monte Capanne all’Isola d’Elba.

Dalla croce si ha una visione a 360 gradi sulla Val di Cornia, il Golfo di Baratti e quello di Follonica. Volgendo lo sguardo verso l’interno si possono scorgere la Rocca Sillana, Volterra e le Cornate di Gerfalco.

La magia di questo luogo è da vivere sulla propria pelle e da assaporare negli occhi: ogni fatica sarà ripagata da un panorama a perdita d’occhio tra il verde delle colline e l’azzurro del mare.

MONTE LABRO E LA SUA ENERGIA

La Maremma in quella parte a nord è dura e selvaggia mentre si aggrappa ai monti che vanno verso l’Amiata. Sullo sfondo il mare, quello del grossetano, della malaria, dei canti popolari di nostalgia e di lavoro: era là che gli uomini delle montagne erano costretti a migrare stagionalmente come braccianti, salariati e avventizi per la raccolta dei fieni e del grano o per prestare la loro opera come terratichieri per poter campare. E là, al di sopra dei boschi, si staglia, nudo di roccia grigiastra, il Monte Labro (o Labbro).

Lo scelse David Lazzaretti per costruirci la “sua nuova chiesa”.

LA BUCA DELLE FATE: TRA SOGNO E REALTA’

L’eternità è il mare mischiato col sole.
(Arthur Rimbaud)

Si deve al Granduca Cosimo I l’iniziativa della costituzione nel 1561 di un corpo scelto di cavalleggeri armati “alla leggiera”, che costituisse una sorta di pronto intervento, veloce negli spostamenti a terra tra i vari punti di stanza delle diverse guarnigioni. Condizione fondamentale per tale velocità era la strada dei Cavalleggeri, realizzata per collegare le torri di avvistamento che lo stesso Cosimo aveva fatto costruire lungo la costa da Livorno e Campiglia, in alcuni tratti probabilmente riprendeva una più antica strada di origine romana. I soldati a cavallo che la transitavano, avevano il compito di pattugliare il litorale per impedire sbarchi di pirati barbareschi, merci e persone clandestine, rientravano, infatti, nei compiti dei soldati: la vigilanza sanitaria e doganale. Nel 1776 la strada venne elevata a “regia” e nel 1788 fu istituito un servizio regolare tra Livorno e Portoferraio con l’impiego dei Cavalleggeri; anche per queste ragioni, alcuni ponti di legno e passaggi a guado furono sostituiti con ponti in muratura. Questi ponti, rappresentati sul plantario allegato all’Estimo del 1795, in parte si conservano ancora, in parte sono crollati.  (Da: “I segni storici del paesaggio rurale” di Roberto Branchetti)

L’EREMO DI MOTRANO

“Ci sono notti in cui tutto parla chiaramente: la luna, il bosco, gli uccelli. E l’eremita, prendendo appunti, scrive dentro la sua anima il libro più bello del mondo.”
(Fabrizio Caramagna)

Attraverso un’antica via alla scoperta di un affascinante eremo incastonato nella roccia tra fitti boschi, storie e leggende.

IL LAGO DELL’ACCESA

Il lago dell’Accesa sorge nell’estremità meridionale del comune di Massa Marittima. Le origini del lago sono tuttora incerte, ma studi recenti lo classificano come una voragine creata dallo sprofondamento del terreno a causa della presenza di una sorgente sotterranea.

Dal bacino d’acqua dolce prende origine il fiume Bruna, che si getta nel mar Tirreno dopo aver percorso pochi chilometri. Il lago è caratterizzato da una profondità media di 20/30 metri e presenta circondato da canneti e cespugli che si sviluppano vicino alle sue sponde.

L’area dell’Accesa si estende per 14 ettari. Il Lago è circondato da un fitto bosco di lecci e querce ed è situato al centro di un’area particolarmente interessante, sia dal punto di vista naturalistico che archeologico. Il lago dell’Accesa attrae ogni anno visitatori da tutta Europa, richiamati dal suo fascino e dalle fresche sue acque durante i caldi pomeriggi estivi.

TALAMONE DELLE MERAVIGLIE

Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima.
(Jacques Cousteau)

IL CONVENTO DI MONTE DI MURO

Natura è tutto ciò che noi vediamo: il colle, il pomeriggio, lo scoiattolo, l’eclissi, il calabrone. O meglio, la natura è il paradiso. Natura è tutto ciò che noi udiamo: il passero, il mare, il tuono, il grillo. O meglio, la natura è armonia. Natura è tutto quello che sappiamo senza avere la capacità di dirlo, tanto impotente è la nostra sapienza a confronto della sua semplicità.

(Emily Dickinson)

IN VIAGGIO CON IL PIRATA SULLA VIA CLODIA

Saturnia e le sue sorgenti termali hanno, da sempre, evocato leggende e miti sulle loro origini. Una delle leggende meno conosciute narra di un bambino che, abbandonato dai suoi genitori, fu adottato da una coppia che non aveva figli. A questo bambino fu dato il nome di Meschino, per via delle misere condizioni in cui lo avevano trovato. Egli divenne un valido guerriero, tanto che fu nominato Guerrier Meschino. Durante una battaglia presso Saturnia, avvennero cose veramente strane: più uomini feriva, e più gli tornavano davanti. Questi infatti si immergevano nelle acque di una sorgente fatata, e tornavano su come non avessero mai avuto niente. Saputo dell’incantesimo, Meschino si diresse verso queste acque e pronunciò le parole: «Acque, venite fuori e combattete con me!». La sorgente dalla paura si prosciugò, e le acque sgorgarono giù nel piano.

SULLE ORME DI DANTE ALL’INFERNO

Dante Alighieri, libro sesto delle Rime:

“…versan le vene le fummifere acque
per li vapor che la terra ha nel ventre,
che d’abisso li tira suso in alto”

Così scriveva Dante Alighieri nel libro sesto delle Rime, riferendosi con buona probabilità alle colline del vapore, nel territorio di Monterotondo Marittimo.

Protagonista di tutta quest’area è il Parco delle Biancane: qui si possono osservare da vicino un Lagone naturale in piena attività e la Sorgente di Chiorba, dove l’acqua, proveniente dalle profondità della terra, sgorga ad altissima temperatura. Nella parte superiore del Parco ci sono Le Biancane, dove si assiste a fenomeni stupefacenti come le fumarole, i geyser, le mofete e i soffioni boraciferi.

Questa zona è stata vissuta e apprezzata già dai tempi degli antichi Etruschi. Molti studi infatti hanno confermato la presenza di questo popolo e il fatto che sapessero lavorare rame e metalli. I reperti delle tombe rinvenute stanno a confermare tutto ciò: allumiere, solfatare e bagni di Monterotondo erano ben note alla civiltà etrusca.

SULLA VIA DEI CAVALLEGGERI

Si deve al Granduca Cosimo I l’iniziativa della costituzione nel 1561 di un corpo scelto di cavalleggeri armati “alla leggiera”, che costituisse una sorta di pronto intervento, veloce negli spostamenti a terra tra i vari punti di stanza delle diverse guarnigioni. Condizione fondamentale per tale velocità era la strada dei Cavalleggeri, realizzata per collegare le torri di avvistamento che lo stesso Cosimo aveva fatto costruire lungo la costa da Livorno e Campiglia, in alcuni tratti probabilmente riprendeva una più antica strada di origine romana. I soldati a cavallo che la transitavano, avevano il compito di pattugliare il litorale per impedire sbarchi di pirati barbareschi, merci e persone clandestine, rientravano, infatti, nei compiti dei soldati: la vigilanza sanitaria e doganale. Nel 1776 la strada venne elevata a “regia” e nel 1788 fu istituito un servizio regolare tra Livorno e Portoferraio con l’impiego dei Cavalleggeri; anche per queste ragioni, alcuni ponti di legno e passaggi a guado furono sostituiti con ponti in muratura. Questi ponti, rappresentati sul plantario allegato all’Estimo del 1795, in parte si conservano ancora, in parte sono crollati.  (Da: “I segni storici del paesaggio rurale” di Roberto Branchetti)